Chi l’ha detto che l’animazione è “roba da bambini”? Le pellicole animate si stanno affermando sempre di più nel mercato cinematografico mondiale, anche e soprattutto come grandi opere d’autore. Aspettando l’arrivo in sala di “La Tartaruga Rossa” – evento speciale dal 27 al 29 marzo – ripercorriamo questo cambiamento di prospettiva.

Momenti fatali

Nella storia recente ci sono due momenti fondamentali che hanno legittimato il cinema d’animazione come cinema d’autore: nel 2002 Hayao Miyazaki vince l’Orso d’Oro al Festival di Berlino Hayao Miyazaki vince l’Orso d’Oro al Festival di Berlin con “La Città Incantata” -un unicum nella storia dell’animazione-, mentre nel 2009 il regista e produttore John Lasseter riceve alla Mostra del Cinema di Venezia il premio alla carriera. Un riconoscimento ufficiale al suo percorso artistico e alle produzioni Pixar nella storia del cinema d’animazione.

Non solo film per bambini e adolescenti, dunque: piuttosto pellicole che parlano agli adulti con un linguaggio maturo, dimostrando che il mezzo animato non deve essere considerato inferiore a quello cinematografico, come spesso è accaduto. L’animazione orientale, ad esempio, è stata spesso percepita come intrattenimento esclusivo per i più piccoli, complice sicuramente l’invasione di cartoni giapponesi che le televisioni italiane hanno vissuto nei decenni ’80 e ’90.

Dall’Oriente un vento di cambiamento

Proprio grazie alla spinta propulsiva del Giappone, che vede nello Studio Ghibli di Hayao Miyazaki e Isao Takahata un vero e proprio innovatore di stile e linguaggio, registi e produttori stanno cominciando a esplorare maggiormente il mezzo animato come nuova modalità espressiva.

Basti pensare a film come Valzer con Bashir dell’israeliano Ari Folman, che si interroga sulla perdita d’identità e del ricordo storico di un intero popolo, oppure allo splendido Persepolis di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi, tratto da una graphic novel di quest’ultima, che racconta la storia di ribellione di una giovane bambina sullo sfondo della rivoluzione islamica a Teheran.

Anche registi famosi hanno cominciato a sperimentare e a lavorare con l’animazione. Pensiamo al segmento animato di Kill Bill Vol. 1 di Quentin Tarantino o ancora a  Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson. Tratto da un racconto di Roald Dahl, il film riesce infatti a trasporre in un mondo animato tutte le visioni scenografiche pastello tipiche del regista texano, capace di giocare con il mezzo animato e riuscendo a sfruttarlo per creare un’opera immediatamente riconoscibile come sua.

Il talento di Michaël Dudok de Wit

Dopo anni passati a minimizzare il mondo animato e il suo impatto nella storia del cinema, pubblico e critica si sono finalmente accorti del valore di questo genere. Le sale cinematografiche ospitano sempre più spesso opere che sfruttano l’animazione in modo adulto e innovativo, mentre il pubblico le cerca e le ama. Ecco perché un’opera con La Tartaruga Rossa del regista olandese Michaël Dudok de Wit arriva in sala in un momento eccezionale per l’animazione.

Grazie ad un’intuizione del geniale autore giapponese Isao Takahata che, al pari del collega Miyazaki, ha saputo sperimentare l’animazione: il risultato di questa ricerca continua ha prodotto autentici capolavori animati, al contempo molto diversi tra loro, come Una Tomba per le Lucciole, I miei vicini Yamada e La storia della Principessa Splendente.

L’autore olandese ha così avuto modo di portare la sua favola ecologista in tutte le sale del mondo, grazie anche alla vittoria al Festival di Cannes e alla nomination agli Academy Awards. Il 27, 28 e 29 marzo non perdere l’immancabile appuntamento con quest’opera straordinaria.